via Herculea Erculea herculia

Magna grecia via Herculea
Magna Grecia

Lo abbiamo chiesto a Giovanni Panzetta, dottore in architettura nonché grande studioso ed appassionato della via Herculea, che ci dice subito: “Si trattava di una importante via commerciale romana del III secolo a.C., che collegava il Sannio con la Magna Grecia fin dall’epoca pre-romana!. Giovanni è originario di Villanova del Battista ma dal 1994 vive a Berlino, in Germania, dove ha messo su un ristorante di cucina irpina. Fa parte dell’Università Popolare dell’Irpinia e torna spesso qui per discutere di via Herculea.

Questo è ciò che ci ha raccontato:

“Abbiamo detto che la via Herculea era un importante asse commerciale, ma quando cadde l’impero romano (476 d.C.) perse la principale funzione che aveva, rimase però tracciato di transumanza fino alla fine dell’800. La via partiva da Aufidena (oggi sarebbe fra il comune di Castel di Sangro e di Alfredena, clicca qui per vedere su Google Maps) e dopo circa 400 chilometri di dorsale appenninica, seguendo nella parte alta il tratturo Pescasseroli-Candela, raggiungeva Grumentum (l’odierna Grumento Nuova, clicca qui per vedere su Google Maps), passando anche per l’Irpinia ed avendo un punto di raccordo importante con la grande via Appia ad Aequum Tuticum (oggi sito archeologico di Ariano Irpino). Da Grumentum, poi, si diramava in due tracciati: uno per Heraclea (Policoro MT) e l’altra andava a innestarsi alla via Popilia, che arrivava fino all’odierna Reggio Calabria. Insomma, andava dalla Majella al Pollino!

Regio Tratturo Zungoli via Herculea
Zungoli

In linea generale la via è un mezzo fondamentale, ma non solo: ricostruirla significa riscoprire un capitolo di storia economica e sociale. Nello specifico la via Herculea, che intersecava diversi Tratturi, aveva un duplice obiettivo: la riconnessione delle aree marginali dell’Appennino con le ricche aree di pianura della civiltà romana e l’intercettazione delle economie che si spostavano su quest’asse. Pensiamo a come i nostri prodotti dell’epoca avessero potuto trovare maggiori possibilità di commercializzazione attraverso il nuovo percorso, per questo diversi storici sostengono che sia stata proprio l’aristocrazia a volerla fortemente. Dal punto di vista della interconnessione socio-economica potremmo paragonare questa via alla nostra ferrovia Avellino-Rocchetta S. Antonio, di 120 anni fa, con la differenza sostanziale di muoversi verticalmente anziché orizzontalmente, seguendo l’omogeneità dei popoli e della geofisica. Ad ogni modo, la divergenza fondamentale con la più grande via che all’epoca passava sulla nostra provincia è che mentre l’Appia attraversava i territori, l’Herculea li univa!

L’Herculea ha inoltre rappresentato un grande mezzo di interscambio culturale con i popoli che la attraversavano, portando con sé un ricco scambio di cultura e costumi, che oggi andrebbe assolutamente riscoperto. Purtroppo essa morì insieme alla pastorizia e su queste aree subentrò un vuoto, che l’Unità d’Italia non riuscì a riempire. Dell’Herculea infatti si sono perse le tracce geografiche ma lungo la sua direttrice, oltre ai preziosi ritrovamenti litici ed altri reperti archeologici, permane un deposito antropologico di eccezionale cultura immateriale. Sta a noi cercare di ricucirne l’unità identitaria per la realizzazione di un possibile futuro”.

Regio Tratturo Zungoli via Herculea