Lettera di una madre irpina

Non vi dirò il mio nome, perdonatemi per questo, ma voglio provare a raccontarvi del mio dolore e di quello di tante madri irpine come me, nel vedere i nostri figli senza futuro. È un grido di disperazione il mio, nel silenzio dell’indifferenza.

Vivo un dramma costante e profondo guardando mio figlio non riuscire a realizzarsi, non trovare un lavoro e soffro a vederlo costretto a scappare da qui per la mancanza di speranza e prospettiva. È terribile per una madre vedere il letto del proprio figlio vuoto ed a me capita tutte le mattine; è ugualmente triste sapere che i nostri giovani emigrati non torneranno più perché qui mancano le opportunità.

Quest’atroce condizione ci fa alzare dal letto senza voglia di fare, senza motivazioni, senza spinta vitale. Così non c’è più vita. La morte non è soltanto quella fisica, esiste anche una morte interiore che svuota i nostri figli e quindi noi, di ogni energia.

Quel poco di lavoro che ancora si trova risulta svenduto, precario, non pagato, illusorio, con salari da sfruttamento: anziché esperienze, sono solo nuove delusioni per i nostri figli. Credo che queste lunghe prese in giro causino danni irreversibili alla loro sensibilità: non sono un medico ma vedo il crescente scoramento di mio figlio e ci sto male.

La politica in questo è del tutto assente, sorda. Bisognerebbe subito restituire motivazione ai giovani, incoraggiarli, trovare loro un’occupazione adatta a fargli vivere la loro vita dignitosamente. Siamo stanchi di ascoltare promesse e false speranze che, in un momento di difficoltà come questo, diventano ricatti veri e propri. Ai nostri figli non servono nuove promesse, ma impegno concreto. Lo dico anche a chi oggi si candida.

Un ragazzo di 20 o di 30 anni si sente umiliato nel dover ricorrere sempre all’aiuto dei genitori anche per un caffè con gli amici o con la fidanzata. Questi problemi spaccano ancor di più le nostre comunità fra quei pochi che se lo possono permettere, quel caffè, e chi dovrà sempre rinunciarvi.

Le famiglie ormai vivono una gravissima difficoltà economica dovuta alla crisi e sempre più spesso si sopravvive con l’aiuto delle pensioni dei nonni, ma ciò accresce la precarietà esistenziale: fino a quando si potrà fare affidamento su questi sostegni?

Vivo ormai un’angoscia così forte da poter essere paragonata ad una depressione vedendo negli occhi di mio figlio la tristezza, la malinconia, la voglia di vivere soffocata. Perdo, a mia volta, la forza per dargli conforto ed incoraggiamento, entrando in una spirale buia che non consente di vedere la luce in fondo al tunnel.

Fa male vedere questa stessa situazione anche per i suoi amici che ho visto crescere, per le loro famiglie e per tutti i figli di questa terra.

Mi appello alla politica ed alle istituzioni tutte: ho sentito che in Irpinia dovranno arrivare 200 milioni di euro per il progetto pilota ed io mi auguro che vengano spesi bene, per risolvere questi gravi problemi delle nostre comunità. Sarebbe devastante sapere che con tutto questo denaro, ancora una volta, siano state fatte solo speculazioni, opere inutili ed interessi sempre delle stesse persone. Noi abbiamo bisogno che qualcuno ci ascolti e che le istituzioni tutte, dal Presidente della Repubblica, del Consiglio, della Regione, della Provincia, fino ai nostri Sindaci, siano sensibili a questo dolore. Fate qualcosa, è davvero urgente.

Che si risani il cuore di ogni madre irpina.

__________________________

Siamo stati contattati da questa madre che ha chiesto di incontrarci per raccontarci il suo dolore. E’ stato un incontro struggente che ci ha fatto pensare, commuovere ed arrabbiare tanto. Crediamo che in questo momento storico il suo dolore sia lo stesso di troppe madri e famiglie irpine. Speriamo che questa lettera possa smuovere quante più coscienze possibili, soprattutto quelle di chi ricopre incarichi istituzionali o si candida a ricoprirne. Speriamo anche che possa servire a sensibilizzare la nostra gente ad essere sempre più comunità.