Info Irpinia - Madonna del Mandrillo Avellino

La gente molto spesso si avvicina quando sono al lavoro e mi domanda: Che cosa vuoi dire con la tua opera? Io spiego che ognuno ha la libertà di interpretare a modo suo, che non c’è un significato vero e proprio se non quello che ciascuno vuole dare, e che anche loro sono liberi di creare.” Così si esprimeva l’artista peruviano Carlos Atoche in una intervista di qualche mese fa.

L’opera “Madonna del mandrillo” realizzata ad Avellino dall’artista ha certamente dato spazio a differenti interpretazioni personali. Un’opera d’arte per alcuni, un’opera blasfema per altri, ma pur sempre un’opera d’arte.
Il murales “Madonna del mandrillo” è stato coperto con una secchiata di vernice bianca la scorsa settimana. E dietro il gesto, probabilmente, una forma di protesta di qualche abitante che non ne ha colto possibili significati altri se non quello di un’offesa alla religione cristiana.

D’altronde posso ringraziare il cielo di non essere nato secoli fa, dove i ricercatori venivano bruciati o torturati per sostenere le proprie idee.”, commenta Carlos Atoche sulla sua pagina facebook. Ed effettivamente l’artista Atoche non è nuovo alla ricontestualizzazione delle icone classiche e all’associazione di queste con elementi della natura, un’operazione che smuove facilmente le coscienze di chi osserva le sue opere.Info Irpinia - Madonna del Mandrillo Avellino

“Madonna del mandrillo” era -come molte altre sue opere- un invito alla riflessione, questa volta rivolto alla popolazione avellinese, che, dopo la censura, ha reagito infuocando i social. Il solo post di Atoche (riportato in foto), in cui si legge anche di un suo prossimo ritorno ad Avellino per realizzare un nuovo murales, ha avuto ad oggi più di duecento condivisioni, un centinaio di commenti e tantissimi like. Ma il post è scaturito dalle reazioni di quanti gli hanno scritto messaggi o hanno pubblicato sulle proprie bacheche messaggi di solidarietà, talvolta inserendo l’immagine dell’opera come foto del profilo. Parliamo di numeri non così alti se rapportati ad eventi simili verificatesi per altri street-artist, elevati se messi in relazione alle reazioni ottenute solitamente dagli abitanti del nostro territorio per eventi simili.

La reazione di censura ha certamente violato la libertà di espressione di un artista che aveva anche ricevuto l’autorizzazione per quello spazio, ma sia quella che la reazione di quanti hanno mostrato solidarietà per quanto accaduto hanno certamente messo in luce come quella di Carlos Atoche sia davvero –e uso il presente perché lo resta ancora e comunque, nonostante il danneggiamento- un’opera, intesa come risultato di un’azione materiale e nel contempo di un lavoro intellettuale diretto a produrre un qualche effetto sulle coscienze altrui.

Riportando le parole di una cara amica:rimane un solo un interrogativo da porsi: è più offensiva un’immagine della Madonna che tiene in braccio un elemento del creato o la copertura della stessa? L’arte è scoperta di sé e forse c’è più religione in una forma di street-art che in una moralista e perbenista colata di calce…