Oggi conosceremo una nuova amica dell’Irpinia e di Info Irpinia: Lucie Boissenin. E’ una sorprendente ragazza francese, sempre sorridente, con gli occhi sognanti e la passione per l’architettura. Parla benissimo l’italiano e fino a qualche anno fa non aveva alcun legame con la nostra terra, fino a che… ma andiamo per ordine:

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  • Ciao Lucie, raccontaci un po’ di te!

Ciao a voi tutti! Sono cresciuta in Francia, nella Regione “Franche-Comté”, un territorio rurale vicino alla Svizzera ed ho studiato architettura a Lione. Ho la passione per l’architettura ed il paesaggio, quindi adoro viaggiare e scoprire posti che nessuno conosce: in particolare mi piacciono le case abbandonate e la storia che raccontano. Durante il quarto anno d’università ho scelto di venire a Napoli per l’anno di studio all’estero scoprendo la bellezza del sud Italia ed innamorandomi dei paesaggi e della cultura! In quel periodo, nel 2014, ho scoperto l’Irpinia dedicandovi lo studio della mia tesi di laurea. L’anno dopo sono rientrata a Lione per laurearmi.

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  • Ma non finisce lì il tuo studio del nostro territorio, vero?

Si, diciamo che l’Italia mi è subito mancata ed ero fortemente decisa a tornarvi! Ho deciso allora di fare anche la tesi di dottorato sull’Irpinia per continuare a studiare patrimonio e processi di sviluppo del vostro territorio, riuscendo ad ottenere una borsa di studio per tre anni. Da un anno, infatti, mi sono trasferita a Grenoble per lavorare alla mia tesi in un laboratorio di ricerca della Scuola di Architettura (ENSAG).

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  • Fantastico! Come hai presentato ai professori francesi la tua idea?

Quando ho cominciato la tesi di dottorato, cioè un anno fa, non avevo argomenti obbiettivi per giustificare la scelta dell’Irpinia come caso studio, ma avevo un’intuizione: con questa quantità di patrimonio sotto utilizzato e l’impegno delle associazioni e degli abitanti, percepivo che vi era materia da studiare e possibilità di fare un buon lavoro. I professori avevano una certa apprensione perché non conoscendo l’Irpinia, non potevano rendersi conto se stavo sbagliando o meno, ma dopo lo scorso mese di maggio fra Napoli ed Irpinia sono tornata all’università e, stavolta, li ho convinti!

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  • Come hai fatto?
Cairano, foto di Lucie

Ho proposto esempi concreti come il “Borgo Biologico di Cairano” ed il vostro evento “Estate in Irpinia”, a cui ho partecipato nella tappa di Morra De Sanctis, che è riuscito a coinvolgere migliaia di persone.
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  • Facciamo un passo indietro: esattamente come hai scoperto l’Irpinia?

È stato un po’ per caso. Come ti dicevo mi trovavo a Napoli per l’Erasmus con l’obiettivo di una piccola tesi incentrata sul ruolo dell’architetto nelle campagne, così ho cercato su internet i territori rurali più vicini. Ho trovato qualche articolo a proposito di Cairano 7x che mi ha incuriosito ed ho reperito il contatto di alcuni architetti e di Agostino Della Gatta.

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  • Il nostro caro e compianto Agostino…

Si, è stato lui che per la prima volta mi ha portato in giro in Irpinia, un giorno di ottobre 2014, trasmettendomi la sua passione per questa terra. In una giornata abbiamo visitato una decina di borghi, alcune cantine, chiese, paesi, ed incontrato persone che erano a passeggio o a lavoro. E’ stato solo “un assaggio” dell’Irpinia che però mi ha permesso di scoprire le tante cose da poter studiare. Quando poi sono salita sul pullman ad Avellino per rientrare a Napoli ricordo benissimo di aver pensato: “Ecco, ho trovato: per la tesi studio l’Irpinia”.

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  • Cosa pensi ti abbia colpito di più di questa terra?

Ero abbastanza sorpresa di scoprire un territorio quasi sconosciuto, a solo un’ora da Pompei e dalla Costiera Amalfitana, ma con così tante cose da vedere: addirittura un castello in ogni paese! Poi col tempo la cosa che mi ha colpita di più è stato vedere l’impegno degli abitanti per promuovere e difendere il proprio territorio. Non si vogliono rassegnare, vogliono andare avanti. Quando visito un borgo percepisco subito che già nel passato il popolo irpino era molto determinato: basta pensare a tutti i terremoti che ci sono stati nei secoli ed agli abitanti che hanno deciso di ripartire, sempre dallo stesso luogo (a parte qualche raro caso).

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  • Prima hai fatto cenno alla nostra iniziativa “Estate in Irpinia”, cosa pensi dell’associazione Info Irpinia?

Info Irpinia è un bell’esempio del movimento culturale che c’è in questo momento e che esiste già da un bel po’ di anni in Irpinia. All’inizio eravate soltanto alcuni amici che condividevano un’idea, una visione diversa per l’Irpinia: vedevate il potenziale di questa terra. Avete organizzato tanti begli eventi, un concorso fotografico, avete comunicato sui socials, e adesso ci sono centinaia di persone a crederci con voi. Funziona anche perché non siete soli ad agire in questo senso, penso per esempio ai workshop Recupera/Riabita a Cairano, a In_Loco_Motivi per il treno ecc. Sono delle realtà che mi danno molta speranza per il futuro. Ti dimostrano che no, il mondo non è individualista: che esistono ancora dei posti in cui la gente ha voglia di condividere momenti di convivialità, di credere in un progetto collettivo.

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  • Secondo te cosa manca all’Irpinia per svilupparsi e contrastare lo spopolamento?

Potrei dire che manca una classe politica che sia consapevole dei veri bisogni di questo territorio e che agisca in coerenza con quello che il movimento culturale promuove: valorizzare le risorse locali, proteggere l’ambiente e la salute degli abitanti ecc. Però in realtà credo che manca solo un po’ di tempo, perché voi avete l’atteggiamento giusto ed a un certo punto, riuscirete a cambiare le cose. Gli Irpini, grazie al movimento culturale, stanno diventando consapevoli che il loro territorio non ha niente da invidiare agli altri, e che c’è un patrimonio naturale e culturale da difendere e valorizzare. È il primo passo, è l’inizio. Domani vi organizzerete per disegnare progetti per un futuro sostenibile dell’Irpinia; e dopodomani, delle imprese (con reali buone intenzioni) investiranno in Irpinia ed i giovani non avranno bisogno di partire per cercare un lavoro. Io ci credo!

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  • Perché pensi ci sia voluto tutto questo tempo per formare questo fermento culturale?

Forse ci voleva un po’ di tempo, dopo il terremoto, per fidarsi di nuovo di una terra che aveva ucciso tanti dei suoi figli. È una spiegazione che mi ha dato un abitante, intervistato a maggio. Mi sembra coerente, ci voleva un po’ di tempo per riprendere ad amare questo territorio.

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  • Quando tornerai a trovarci?

Tra poco! Da ottobre a marzo sarò in Irpinia. Studierò più in dettaglio alcuni progetti di architettura ma non solo, e poi mi piacerebbe anche sperimentare un esercizio di progettazione partecipata, cioè immaginare con alcuni abitanti volontari progetti di valorizzazione e di riuso di spazi abbandonati per esempio. Tutte le idee sono benvenute!

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Noi ti aspettiamo a braccia aperte, cara Lucie.

Lucie Boissenin Irpinia Francia