Senerchia

Dunque è fatta. Anche questa edizione di Estate in Irpinia si è conclusa, insieme (forse) ad una delle estati più caldi di sempre, col suo bagaglio di nuove esperienze e scoperte. All’interno di una comunità che cresce sempre di più riscoprendo se stessa.
SenerchiaA dispetto di previsioni meteo catastrofiche che minacciavano temporali e altre sciagure (non mi sarei stupito se, nei costanti aggiornamenti, avessi visto anche tornadi), io e gli altri 200 partecipanti della tappa di Senerchia siamo tonati a casa miracolosamente asciutti. Infatti un cielo quasi sempre oscuro e minaccioso si è alla fine mostrato benevolo verso Info Irpinia, Senerchiascaricando la sua furia solo durante il pranzo.
La tappa è iniziata con la visita della Valle della caccia (Oasi WWF), un incontaminato tesoro dei Monti Picentini attraversato dallo spumeggiante torrente Acquabianca. Percorrere il sentiero con gli spettacoli d’acqua del torrente, tra imponenti massi e caverne scavate dai millenni, è stato davvero rigenerante. Più avanzavamo e più l’Oasi sembrava generosa di meraviglie. Infatti il percorso finale porta alla “grotta del muschio” e poi all’imponente cascata finale.
SenerchiaPer il pranzo siamo stati ospiti dell’agriturismo “La Ruota”, dove abbiamo visitato l’allevamento di trote e siamo stati deliziati con questa specialità. Il pomeriggio lo abbiamo trascorso nell’incantato borgo di Senerchia – risalente all’IX secolo – abbandonato dopo la devastazione del terremoto dell’80. Per molti aspetti tutto è rimasto come venne lasciato dai suoi abitanti, l’impressione della sospensione temporale trasmette però allo stesso tempo la fretta dell’abbandono. Visitare i ruderi di un paese così antico – immerso in un silenzio che nemmeno l’arrivo di centinaia di persone può scalfire – fa riflettere sullo scorrere del tempo, anche se quest’ultimo sembra magicamente bloccato.
La parte alta del borgo conserva la chiesa di san Michele – patrono di Senerchia – con la statua lignea dell’Arcangelo risalente al XIV secolo. Il restauro ha interessato anche l’abitazione dell’eremita che – fino agli anni Quaranta – si prendeva cura dell’antica chiesetta. Ancora più in alto, abbiamo infine conquistato l’imponente torre longobarda, un rudere che ha ancora molto da raccontare e dal quale si può godere di una vista mozzafiato della valle.

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