EOLICO SELVAGGIO

EOLICO SELVAGGIO

L’eolico selvaggio è uno dei temi che maggiormente offendono la nostra Irpinia. Un territorio come il nostro, a chiara vocazione agricola e turistica, non può ospitare migliaia di queste pale, senza alcun piano, con una oscena devastazione paesaggistica e l’impossibilità della coltivazione dei campi. L’energia “pulita” è semplicemente una scusante, luogo comune non facile da sfatare: ormai in Irpinia siamo oltre il 6.3% di produzione nazionale (seconda provincia in Italia per eolico installato), abbiamo già dato e troppo, ma si continua con richieste di nuovi permessi. L’unico guadagno è rivolto ad imprenditori senza scrupoli, malavita o politica collusa: al territorio nulla resta, se non devastazione.

Ogni torre eolica è un pilone di cemento ed acciaio, che varia da 50 a 130 metri di altezza, con pale aereodinamiche di 80 metri ed un peso di oltre 200 tonnellate. Violenza cieca su delicati terreni da grano, da vite, da ulivo. Un concentramento di questi piloni viene definito Parco Eolico: il primo inganno è semantico. I parchi sono riserve naturali dove si preserva il patrimonio floristico e faunistico, nulla infatti hanno in comune con questi orripilanti pilastri. E’ noto, al contrario, che sono tantissimi gli uccelli che muoiono per via delle pale eoliche, con il rischio estinzione di esemplari rari come la Cicogna Nera, che nidifica a Monteverde.

Peraltro anche il Consiglio di Stato ha riconosciuto il danno da impatto visivo degli impianti con sentenza n. 1144 del 10-03-14, ma ci sono problemi addirittura ancora più allarmanti legati alla criminalità organizzata che, a detta di esperti ed evidenze giuridiche, controlla larghissima parte del settore, utilizzandolo per speculazione e soprattutto riciclaggio. Addirittura, qui in Irpinia, abbiamo avuto installazioni per conto di un prestanome di Matteo Messina Denaro e decine di attentati legati all’eolico, per cui è intervenuto anche il Vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava, confermando purtroppo le nostre preoccupazioni.

Abbiamo denunciato tanti casi gravissimi nel corso di questi anni: dal sistema Monteverde, alla perdita di olio inquinante di una torre eolica, dall’incendio di una pala in alta Irpinia, alle installazioni vergognose al centro di Andretta, fino alla pericolosissima caduta di una pala vicino alla strada, ad Aquilonia.

Finalmente la Regione, dopo tutte le pressioni delle associazioni e dei comitati, efficacemente riunitisi in un coordinamento dei comitati irpini contro l’eolico selvaggio nel 2015, si è decisa ad emanare una delibera ad ottobre 2016 che prova ad arginare il fenomeno, con alcune norme di regolamentazione (clicca qui per la delibera e qui per le aree non idonee). I risultati sono ancora in fase di studio, anche perché pure i Comuni dovranno fare la loro eolico selvaggio irpiniaparte e le società eolico hanno già presentato dei ricorsi. Certo è che in questa lotta impari e durissima possiamo finalmente dire di avere qualche arma in più per difenderci.

Restiamo in attesa del Pear (piano energetico ambientale regionale) che potrebbe essere la vera risoluzione del problema, perché se si definisce che in Campania bisogna produrre X energia da fonti rinnovabili e quindi, proporzionalmente, in provincia di Avellino è necessario produrre Y da tali fonti, potremmo vedere automaticamente la fine dello scempio, visto che siamo già oltre qualsiasi limite.

Ma la battaglia non finisce qui. Avere il Pear non sarà facile e ci sono ancora tanti permessi sospesi, avuti prima della delibera regionale. Inoltre bisogna battersi per chiedere l’eliminazione, il più celermente possibile, delle pale vicine alle strade, nelle aree protette e nelle zone ad alto rischio sismico.