Amiche ed amici irpini, amiche ed amici di noi irpini, l’inverno sta arrivando (anche se dal caldo di oggi non si direbbe). Tuttavia incominciamo ad immergerci nelle sue atmosfere, con questa piccola fantasia che anticipa il sapore della stagione in arrivo. Dove facciamo subito la conoscenza con una delle icone delle nostre terre, il Lupo.

“Le stelle mi scagliano addosso i loro carichi di luce fredda, mentre io zampetto sulla neve, pasticcio e lascio orme.

 La mia lingua penzoloni rilascia all’aria lunghi sbuffi di vapore; ho appena ricevuto  l’eco del mio ultimo ululato, ed è tempo di fare silenzio.

 Signore del Buio. Padrone e signore della notte, unica e sola creatura desta di essa.

Perché adesso nulla e nessuno può più figgere lo sguardo nelle pupille luminescenti della bragia rossa delle mie curiosità, sulla retina di nessuno può disegnarsi contro la luna il profilo elegante delle mie orecchie puntute.

E corro indisturbato tra le dimore mute degli uomini addormentati.

Ho le chiavi dei loro sogni: entro e ne fuoriesco con la leggiadria di una palla di pelo arrotolata, non senza aver lucchettato di orgogli dimenticati i cassetti della loro memoria.

Corro e la notte mi si spalanca. Vivo e respiro il suo gelo.

Chiusi nelle vostre scatole, posso vedervi adagiati nei vostri lettini di bambola. Sono su ogni sponda.

Le vostre piccole ansie… vi vedo tutti, posso comprendervi tutti nel mio abbraccio nevoso. Potrei chiamarvi uno ad uno e destarvi.

Non l’ho ancora fatto. Ma non è detto che non lo faccia.

Per il momento però preferisco correre, e osservare cibandomene, il sonno della terra e degli uomini, assaporando la solitudine alla quale ho destinato me stesso.

E sono già nel profondo dei boschi, a fissare, canide sentinella silvestre, le sagome luminose e vacue di esseri ancestrali. Procedo e corro attraverso anfratti bui, senza timori né esitazioni: non esiste soltanto la vista…

Fuori, la nebbia si adagia sui monti e avvolge le cime che ho eletto a mia dimora reale. Non c’è bufera stanotte, perché questa è la pace che ho voluto e disposto per regnare sul mondo che percorro e che domino.

Calzo la corona, impugno lo scettro, siedo sul trono ed elevo alla luna velata un lungo ululato di ferina felicità.

Tra qualche ora uscirò di nuovo…”