Nusco Notte dei Falò: vivi la tradizione irpina
Nel borgo incantato di Nusco, ogni anno, nel mese di gennaio, si svolge la Notte dei Falò: evento folkloristico e religioso in onore di Sant’Antonio Abate.
Il Carnevale è una festa di origine popolare che da secoli si tramanda. Rappresenta un momento di incontro che rompe la distinzione tra le classi sociali, dove chi è ricco può comportarsi da povero e chi è povero può far finta di essere ricco.
È proprio qui che risiede il valore autentico e antropologico di questa celebrazione, nel voler essere una festa d’incontro dove si può dare sfogo alla propria interiorità. Vivere il carnevale in irpinia significa immergersi in una tradizione che ha un ruolo portante per la nostra terra. Basti pensare al fatto che la Zeza di Mercogliano colpì un autore del calibro di Pier Paolo Pasolini, spingendolo a volerla usare come sottofondo in uno degli episodi del suo famoso film Decameron.
Ripercorrendo in breve le origini del Carnevale, esso si presenta come una festa celebrata principalmente nei paesi di tradizione cristiana. Non ha una data fissa nel calendario, dipendendo infatti dall’inizio della Quaresima e dalla Pasqua.
Per il nome vengono indicate diverse derivazioni; la più accreditata è Carnem Levare, ovvero “levare la carne”, per indicare il periodo di digiuno della Quaresima che segue la festa. Anticamente, infatti, l’ultimo banchetto precedeva il periodo di astinenza in cui era vietato mangiare carne.
In realtà, tracce e testimonianze di feste simili sono presenti anche prima dell’avvento del Cristianesimo. Se ricerchiamo origini più remote, possiamo far riferimento al mondo pagano. Si può pensare agli antichi Egizi, ad esempio, e ai loro festeggiamenti in onore di Iside, simbolo dell’abbondanza; oppure alle festività greche legate al dio Dioniso o a quelle romane legate a Saturno.
Nonostante siano lontane nel tempo e presentino delle differenze, queste festività sono accomunate da alcuni elementi di fondo: l’idea del trionfo del caos sull’ordine, l’uso di maschere per rendere irriconoscibile il ricco dal povero, e il consumo di cibo sempre in abbondanza. Insomma, il Carnevale si presentava come un momento di grande libertà in cui ci si lasciava andare allo scherzo prima che, terminate le feste, l’ordine tornasse a dettar legge nella società.
Nel contesto locale sono tanti i paesi che ancora oggi portano avanti questi coloratissimi festeggiamenti. Ad accompagnarli c’è un sentimento comune che sembra fare da filo rosso: quello di rivendicare la propria identità, di mostrare come si faccia parte della storia e di come si possa esserne protagonisti. Vediamo insieme i tanti paesi-attori, in una lista che sembra allungarsi sempre di più!
La Zeza è una vera e propria istituzione per molti paesi irpini. Di origine partenopea e nata intorno alla metà del Seicento, si è radicata profondamente nell’hinterland avellinese. L’appellativo “zeza” farebbe riferimento a Lucrezia, la moglie civettuola di Pulcinella.
Partendo dalla stessa vicenda, con variazioni anche minime su personaggi, balli e travestimenti, questa scenetta carnevalesca anima e fa cantare le strade di numerosi borghi: Bellizzi, Rotondi, Mercogliano, Monteforte Irpino, Montemiletto, Capriglia e Cesinali. Il cuore di quest’evento è la “Canzone di Zeza”, interpretata da attori esclusivamente maschi, travestiti anche da donne, con l’immancabile rappresentazione della scena in piazza.
Il cuore di questa festa è un matrimonio, celebrato dai protagonisti a ritmo di danza e musica suonata con strumenti di fortuna. Tutti i partecipanti indossano una maschera per coprire il volto, celando allo spettatore la loro identità.
Lo sposo regala mimose alle donne del paese affacciate ai balconi aiutandosi con una piccola scala, mentre la sposa (che in realtà è interpretata da un uomo) regala confetti a tutti i presenti. Tra la folla si aggira anche una strana figura: un uomo travestito da vecchietta che porta sulle spalle il suo anziano compagno.
La regina indiscussa a Montemarano è la tarantella, che chiama e invita sulle strade tutti gli abitanti. Quest’ultimi, con travestimenti molto originali e creativi, si lanciano in una sfilata di tipo processionale: come un’onda senza sosta scendono per le strade principali del paese, seguendo il ritmo ben sostenuto della musica e vivendo momenti di estasi collettiva man mano che il sole cala.
Questo rito ci rimanda alle origini del ballo, ai riti propiziatori agricoli e al forte sentimento di liberazione e disinibizione che esso rappresenta, evidenziando il carattere trasgressivo della celebrazione. La tarantella è molto diffusa anche nei paesi limitrofi, tra cui Volturara Irpina, Castelvetere sul Calore e Paternopoli, dove i gruppi di ballo sono seguiti da suggestivi carri allegorici.
Il Carnevale Paternese è famoso per i suoi splendidi carri, tanto da essere riconosciuto come la “Viareggio d’Irpinia”. La sua storia ha radici profonde e parte dall’ingegno del paternese Alfonso Basile.
Durante la prima edizione, alla fine degli anni ’40, decise di allestire “la nave della speranza”: un forte richiamo alla storia dei tanti emigranti che si ritrovavano a prendere i bastimenti per cercare fortuna in paesi lontani.
Un caratteristico ballo che ricorda una famosa battaglia cervinarese. Il ritmo incalzante e impetuoso viene scandito, ancora oggi, con mazze di legno che rappresentano armi offensive. Il ballo, intervallato da una parte recitata, viene eseguito da 12 coppie di giovani locali, ricreando il clima e l’ardore dell’immemorabile scontro.
Sei pronto per immergerti tra le allegre e coloratissime strade dei borghi avellinesi? Tu a quale appuntamento del carnevale in irpinia hai intenzione di partecipare quest’anno?