Nel cuore dell’Alta Irpinia, il comune di Aquilonia custodisce una delle testimonianze storiche più affascinanti e tormentate dell’intera regione campana. I suggestivi resti di Aquilonia vecchia, oggi noti come Parco Archeologico di Carbonara, offrono ai visitatori un viaggio sospeso nel tempo tra epiche battaglie sannitiche, drammi del Risorgimento e profonde ferite sismiche. Scopriamo i segreti di questo borgo abbandonato dove la memoria sopravvive silenziosa tra le antiche pietre.

Carbonara di Aquilonia, ghost town irpina

Vi piacciono le ghost towns? Allora Carbonara, situata a pochi passi dall’odierna Aquilonia Avellino, fa per voi: un fascinoso borgo abbandonato nel mezzo dei campi di grano dell’Alta Irpinia che vi regalerà le stesse emozioni di un avamposto di pionieri del Far West, “o di una moderna Grozny”, come l’ha definita Paolo Rumiz. Ce ne sono anche altri di paesi fantasma da queste parti, ma i resti di Aquilonia vecchia (Carbonara) sono speciali, perché rimandano a eventi e drammi storici di importanza cruciale.

Perché due nomi?

Aquilonia, Akurunniadd, è il nome dell’antica città osca che sorgeva in zona. Carbonara, invece, è il nome del villaggio succeduto nei secoli, poi mutato nuovamente in Aquilonia dopo il Risorgimento. Ma ne parliamo tra poco in dettaglio, ora vi spiegherò meglio cos’è successo.

Le fasi della tormentata storia di Carbonara

Non immaginereste mai che un luogo oggi abbandonato possa aver visto tanti eventi cruciali nel corso della sua millenaria e lunga vita: i più importanti – e drammatici – sono stati tre. Eccoli nel dettaglio.

Le guerre sannitiche e la battaglia di Aquilonia

Nella zona che abbraccia il territorio tra Aquilonia, Monteverde e Lacedonia, nel lontano 293 a.C., si svolse una delle principali battaglie delle sanguinose guerre sannitiche per il predominio sulle regioni dell’Appennino. Queste guerre videro lungamente contrapposti Latini e Sanniti, e si conclusero con il prevalere definitivo dei Romani.

Fu una vittoria che costò molto sangue e molte vite da una parte e dall’altra: basta pensare che le antiche cronache di Roma, per raccontarci la ferocia e la temibilità dei loro nemici, ci tramandano episodi relativi proprio alla battaglia di Aquilonia. I giovani che si rifiutavano di combattere per difendere la loro terra dall’invasore romano venivano rinchiusi in un recinto e trucidati dai loro stessi commilitoni. Non a caso, persino centinaia di secoli dopo queste vicende, una delle maschere gladiatorie più applaudite nei cruenti giochi del Circo si chiamava appunto “il sannita”.

Tracce della presenza sannita e romana

Ma non è tutto. Lo stesso Vincenzo Tenore, architetto e attuale direttore del Museo Etnografico di Aquilonia, con il quale abbiamo avuto la possibilità di confrontarci, ci indica numerosi resti della presenza sannita e romana in zona:

“Dalle monete sannite – come quella bronzea che riporta la scritta Akurunniar – al vasellame a vernice nera (custoditi nel museo irpino di Avellino e nel museo etnografico di Aquilonia), fino ai resti delle architetture romane quali il ponte Pietra dell’Oglio. Qualcuno identifica quest’ultimo come il Pons Aufidi o comunque con uno dei possibili attraversamenti di una delle varianti della Via Appia che portava da Aquilonia a Venosa. Vi sono anche i resti di un imponente mulino di epoca romana, riutilizzato nel Medioevo, che ormai giace sommerso nella diga dell’Osento.”

Inoltre, il direttore sottolinea:

“Vi è una lapide romana, un frammento di rilevante importanza, murato come elemento di reimpiego nella parete sud dell’antica Badia di San Vito Martire. Quest’ultima fu rifondata sulle vestigia dell’antica abbazia di San Leonardo De Carbonara, che per ben due volte ospitò Carlo I d’Angiò e la sua corte in viaggio verso Bari e di ritorno verso Roma. Tale frammento raccomanda della presenza in loco di un quattuorviro, Ofelio Sexto, uno dei quattro magistrati elettivi di un municipio romano: insomma, quello che oggi sarebbe un assessore comunale all’edilizia, a cui qualcuno dedicava questa iscrizione.”

A Carbonara, una grande tragedia del Risorgimento italiano

È il secondo grande evento epocale che marchia il paese. Siamo al 1° ottobre del 1860. C’è aria di grandi cambiamenti con l’arrivo al Sud di Garibaldi e dei Savoia, e i contadini locali provano a conquistarsi il riscatto dalla loro miserabile esistenza. Aggrediscono i possidenti che li schiavizzano – i quali hanno frattanto già manifestato simpatie sabaude – e ne uccidono nove, nell’illusione di essersi finalmente guadagnati la libertà promessa dall’esercito borbonico.

La rappresaglia sarà terribile: ad avvenuto processo di unificazione italiana, un decreto reale sabaudo cancellerà l’esistenza e persino lo stesso nome di Carbonara, disponendo addirittura l’abbandono del borgo. Il reinsediamento avverrà poco distante, fondando di fatto la nuova Aquilonia, comune che riesumerà l’antica denominazione in memoria del suo glorioso passato. Un omaggio che ha tutto il sapore di una tragica beffa, visti i presupposti da cui si origina.

Curiosità

Proprio in merito a questo periodo storico, Vincenzo Tenore ci racconta una curiosità: “Nell’aprile del 1861 i cittadini di Carbonara, insorti contro i Savoia, accolgono Carmine Crocco, al secolo Carmine Donzelli, leggendario brigante inseguito dall’esercito regolare e in fuga da Monteverde verso Calitri. Riuscì a sfuggire ai militari proprio grazie all’aiuto di alcuni cittadini.

Il terremoto ad Aquilonia

Non c’è pace per la neonata Aquilonia. Il 27 luglio del 1930 viene rasa al suolo dal devastante terremoto del Vulture che colpisce la zona. Sarà perciò nuovamente abbandonata per un nuovo insediamento, che è quello dove si trova attualmente il paese moderno.

Aquilonia vecchia oggi

E così siamo giunti ai giorni nostri. L’area di Aquilonia vecchia è un affascinante sito di rovine disabitate, all’interno del quale è tuttavia possibile distinguere i resti di chiese, palazzi, una piazza lastricata, una fontana monumentale e un impianto castellare.

Tutto giace nel mezzo di un silenzioso deserto agreste battuto dal vento, in cui campeggiano all’orizzonte alte pale eoliche. Ma non c’è solo il passato: qui vive anche una bellissima realtà contemporanea, il Museo Etnografico, uno spazio ricco di storia che tutela le memorie e gli antichi mestieri dell’Aquilonia popolare, al quale dedicheremo presto un approfondimento da non perdere!

01 Commento

  • Info Irpinia | Aquilonia: il Parco archeologico di Carbonara
    Annino d'Argenio,
    03 Marzo, 2026

    L’Irpinia è semplicemente meravigliosa per storia, tradizioni, folclore, visitiamo prima la stessa e più di una volta, e poi possiamo pure pensare ad altre mete.

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