Un castello medievale trasformato in luogo di cultura. Un museo capace di raccontare il grano attraverso la storia delle donne. Un intero borgo che ha scelto di rendere il proprio patrimonio accessibile al maggior numero possibile di persone.

Monteverde custodisce una delle esperienze culturali più interessanti dell’Irpinia: nelle sale del Castello Baronale, conosciuto soprattutto come Castello Grimaldi, il passato feudale del paese incontra la memoria della civiltà contadina e un progetto di accoglienza che ha ottenuto un importante riconoscimento europeo.

Qui l’accessibilità non è un servizio aggiunto alla visita. È il principio attraverso il quale storia, tecnologia e identità locale vengono restituite alla comunità e ai viaggiatori.

Una fortezza tra le valli dell’Ofanto e dell’Osento

Il Castello di Monteverde sorge sulla sommità di uno dei tre colli sui quali si sviluppa il centro abitato. La sua posizione dominante consentiva di controllare le vallate attraversate dall’Ofanto e dall’Osento, lungo un territorio di collegamento tra l’Irpinia, la Puglia e l’area del Vulture.

Le origini della fortificazione vengono ricondotte all’età longobarda. La prima testimonianza documentaria conosciuta risale all’897, quando una pergamena attestava già la presenza di un edificio fortificato a Monteverde. Il colle, tuttavia, potrebbe aver svolto una funzione difensiva anche in epoche precedenti.

Nato come presidio militare, il castello attraversò le diverse fasi politiche del Mezzogiorno medievale. Il territorio fu inserito nel sistema normanno e svevo e venne frequentato anche da Federico II, che durante i trasferimenti tra Foggia e Melfi raggiungeva quest’area per dedicarsi alla caccia. La fonte allegata ricorda il castello come luogo di riposo e di svago dell’imperatore, mentre la ricostruzione storica del Comune riferisce della sua presenza nel territorio monteverdese durante le battute di caccia.

Nei secoli successivi il feudo appartenne a diverse famiglie aristocratiche, tra le quali gli Orsini, i Grimaldi, i Caracciolo e i Sangermano. Furono soprattutto i Grimaldi di Monaco, ai quali Monteverde venne concesso nel 1532, a lasciare una traccia duratura nella memoria del luogo: il maniero continua infatti a essere conosciuto come Castello Grimaldi.

Torri, cortili e sale costruite sulla roccia

La struttura conserva una pianta trapezoidale, modellata sulla conformazione rocciosa del colle. Il perimetro è segnato da quattro torri angolari, due a base quadrata e due cilindriche, aggiunte nel corso del Medioevo. Gli interventi realizzati tra il XV e il XVI secolo consolidarono l’aspetto del complesso senza cancellarne l’impianto originario.

L’ingresso conduce a un ampio cortile interno, dal quale si raggiungevano i diversi livelli dell’edificio e gli ambienti destinati alla vita signorile. Il castello si sviluppa su due piani sovrapposti a un seminterrato e conserva elementi che ne testimoniano tanto la funzione difensiva quanto la successiva trasformazione in residenza nobiliare.

Tra gli spazi più significativi vi è la cappella interna. Le fonti ricordano la presenza di un’acquasantiera commissionata nel 1343 dal vescovo Loseto e attribuita a Carpencivo, una testimonianza del rapporto tra il castello e la storia religiosa di Monteverde, che per diversi secoli fu anche sede episcopale.

Il complesso subì trasformazioni, terremoti e periodi di abbandono. La pubblicazione allegata segnala i danni provocati dal sisma del 1930, l’acquisizione dell’edificio da parte del Comune nel 1996 e la sua successiva destinazione a centro culturale polivalente. Il recupero ha permesso al castello di assumere una funzione nuova: non più luogo del potere feudale, ma spazio pubblico dedicato alla cultura e alla memoria del territorio.

Il M.I.Gra: nove sale per raccontare la terra

Nell’aprile del 2018, all’interno del castello, è stato inaugurato il M.I.Gra – Museo Interattivo del Grano e della Donna nella civiltà contadina.

Il museo nasce per raccontare due elementi inseparabili della storia di Monteverde: la coltivazione del grano, per lungo tempo risorsa fondamentale dell’economia locale, e il ruolo della donna nella società rurale.

Il percorso si sviluppa in nove sale dotate di proiezioni immersive, postazioni multimediali e visori di realtà virtuale. Più che limitarsi a esporre oggetti, il M.I.Gra costruisce una narrazione fatta di personaggi, voci e scene di vita quotidiana. Il visitatore attraversa le diverse fasi della produzione cerealicola, dalla semina al raccolto, seguendo il ritmo delle stagioni e il lavoro delle famiglie monteverdesi.

La scelta delle nove sale richiama simbolicamente il parallelismo tra i nove mesi della gestazione e il lungo ciclo del grano. La terra genera il raccolto come la donna genera e custodisce la vita: da questa relazione nasce la struttura narrativa del museo.

Le donne al centro della civiltà contadina

Nel racconto del M.I.Gra la donna non appare come una figura marginale né come un’immagine idealizzata del passato. È il fulcro della famiglia rurale, partecipe del lavoro nei campi, responsabile della casa e custode di conoscenze tramandate da una generazione all’altra.

Attraverso testimonianze, ricostruzioni e personaggi virtuali, il museo restituisce il valore di gesti spesso esclusi dalla storia ufficiale: preparare il pane, conservare i prodotti, amministrare le risorse domestiche, crescere i figli e partecipare alle attività agricole.

Il grano diventa così molto più di una coltura. Racconta la fatica e l’attesa, la dipendenza dai cicli naturali, la collaborazione tra le famiglie e il rapporto profondo tra la comunità e la propria terra.

Il percorso conserva anche testimonianze materiali del lavoro contadino, tra cui falci, setacci, macine e aratri. Questi strumenti dialogano con le tecnologie contemporanee senza essere ridotti a semplici curiosità del passato: sono tracce concrete di un sistema economico, sociale e culturale che ha modellato l’identità di Monteverde e di gran parte dell’Irpinia.

Monteverde, un paese accessibile: dalle barriere all’autonomia

L’elemento che rende l’esperienza di Monteverde particolarmente significativa è il rapporto tra patrimonio culturale e accessibilità.

Dal 2006 il paese ospita il meeting “Un Paese Accessibile”, nato per promuovere una diversa concezione della disabilità e per costruire un modello turistico nel quale persone con esigenze motorie, visive e uditive possano vivere il borgo con maggiore autonomia.

Il progetto ha interessato percorsi urbani, strumenti informativi, tecnologie di orientamento e interventi diretti a ridurre non soltanto le barriere architettoniche, ma anche quelle sensoriali e comunicative. Il M.I.Gra è classificato da Sistema Irpinia come totalmente accessibile, coerentemente con la più ampia strategia adottata dal paese.

Questo impegno ha ricevuto nel 2019 un riconoscimento ufficiale dalla Commissione europea. È importante definirlo correttamente: Monteverde non conquistò il primo premio generale dell’Access City Award, assegnato alla città olandese di Breda, ma uno dei premi speciali per l’accessibilità del patrimonio culturale, introdotti in occasione dell’Anno europeo del patrimonio culturale.

Il valore del riconoscimento resta straordinario. Un piccolo comune dell’Appennino meridionale è riuscito a portare in Europa un’idea precisa: un castello, un museo e un borgo storico acquistano pienamente significato solo quando possono essere conosciuti e vissuti da tutti.

Il castello che ha cambiato funzione

Per secoli il Castello di Monteverde fu costruito per controllare, separare e difendere. Oggi quelle stesse mura ospitano un museo fondato sulla partecipazione e un progetto che prova a eliminare le distanze tra il patrimonio e le persone.

È questo il significato più profondo della sua trasformazione. Il castello racconta la storia delle famiglie nobili che lo abitarono, ma lascia spazio anche alle esistenze delle contadine e dei contadini che hanno lavorato la terra. Conserva torri e ambienti medievali, ma utilizza la realtà virtuale per rendere comprensibili le vicende del territorio. Domina ancora il paesaggio, ma non è più una fortezza chiusa: è diventato un luogo da condividere.

Visitare Monteverde con Info Irpinia

Con l’experience Castelli-museo e borghi autentici, Info Irpinia accompagna i visitatori alla scoperta di Monteverde, del suo centro storico, del Castello Grimaldi e delle sale interattive del M.I.Gra. Un viaggio tra architettura medievale, memoria contadina e innovazione, per conoscere un borgo che ha trasformato la propria storia in un patrimonio vivo e il principio dell’accessibilità in una nuova forma di accoglienza.

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