A Fontanarosa Avellino basta osservare gli antichi portali e le fontane monumentali per riconoscere l’anima del paese. La dura pietra ha segnato profondamente l’identità di Fontanarosa nei secoli. Ogni estate una tradizione completamente diversa si affianca però a questa antica arte scultorea. Maestri artigiani creano il maestoso Carro di paglia intrecciando sapientemente a mano le spighe di grano. Questo imponente obelisco attraversa festosamente il paese in uno dei momenti più sentiti dall’intera comunità.

Il borgo sorge nella verdeggiante Media Valle del Calore. Riposa placidamente ai piedi del Monte Capo di Gaudio tra campi di cereali e filari di vite. Qui l’eccellente artigianato, la devozione popolare e l’operosa vita contadina si intrecciano indissolubilmente. La solida pietra e l’effimera paglia raccontano l’autentica storia di questo affascinante paese irpino.

La pietra scultorea: un’arte diffusa nel borgo

La sapiente lavorazione della roccia caratterizza da sempre le attività artigianali del luogo. Gli instancabili scalpellini locali estraevano e lavoravano la pregiata breccia irpina nelle cave del territorio. I grandi costruttori del passato utilizzarono questo materiale anche ben oltre i confini del paese. Rivestirono magnifiche chiese e nobili palazzi gentilizi in tutta la regione.

Nel centro storico di Fontanarosa questa prestigiosa tradizione risulta ancora perfettamente visibile. Archi, eleganti portali barocchi, ripide scale e finestre scolpite decorano l’intero tessuto urbano. Raccontano una competenza artigiana straordinaria destinata a durare nel tempo. Spiccano in particolare le suggestive fontane monumentali. Ricordiamo la fontana del Pozzo, la fontana dell’Orma, quella delle Pile e la grande vasca centrale.

Il Museo Civico delle Produzioni Artistiche dell’Artigianato Popolare custodisce gelosamente questa preziosa eredità. Turisti e residenti lo conoscono affettuosamente come museo della pietra fontanarosa per le sue ricche esposizioni scultoree. Le luminose sale raccontano l’evoluzione della scultura locale, la complessa costruzione del Carro e la raffinata arte presepiale.

Il Carro di paglia: 28 metri di arte e devozione

Se la pietra racconta il faticoso lavoro quotidiano degli scalpellini, la paglia conduce direttamente alla tradizione più spettacolare del luogo. Per ammirare il maestoso carro di paglia fontanarosa data fissa e imperdibile è il 14 agosto di ogni anno. Alla vigilia della festività dell’Assunta, l’intero paese rinnova l’antico rito dedicato alla Madonna della Misericordia.

I costruttori innalzano un grandioso obelisco alto circa 28 metri. Assemblano con estrema cura una complessa e robusta struttura lignea. Rivestono poi l’intelaiatura con artistici pannelli di paglia intrecciata a mano decorati con bellissimi motivi ornamentali. In cima all’opera collocano la sacra statua protettrice. Durante la spettacolare “tirata”, due possenti buoi trainano il grande carro. Esperti funaioli mantengono l’alta struttura in perfetto equilibrio attraverso il tiro incrociato di spesse e robuste funi.

Questa sentita tradizione deriva direttamente dalle antiche offerte spontanee dei contadini. In passato i devoti portavano i covoni di grano al santuario per ringraziare del generoso raccolto. Nel XVI secolo le varie contrade competevano aspramente per realizzare il manufatto più sfarzoso. Questa accesa rivalità portò progressivamente alla pacifica costruzione di un unico grande Carro-obelisco comunitario.

La fede e il culto della Madonna del Pozzo

Il magnifico Carro si lega strettamente al profondo culto religioso dell’intera valle. I fedeli hanno dedicato la grande basilica cittadina alla Vergine della Misericordia, ma tutti la conoscono come santuario della Madonna del Pozzo. La tradizione orale narra una storia molto affascinante legata alle origini di Fontanarosa. Alcuni cristiani nascosero l’antica statua della Vergine in un profondo pozzo per salvarla dalla distruttiva furia degli iconoclasti. Una giovane e umile pastorella ritrovò miracolosamente la scultura grazie a un’apparizione luminosa.

Sul retro della chiesa si apre ancora una buia grotta scavata nella nuda roccia. Qui i fedeli attingono con immensa devozione l’acqua del celebre santuario della Madonna del Pozzo, considerata da secoli pura e miracolosa. L’edificio religioso conserva inoltre magnifici altari marmorei e un prezioso trittico ligneo del XVII secolo. Il principe Carlo Gesualdo donò questa splendida opera dorata alla fervente comunità. La chiesa ospita anche un bellissimo dipinto della Vergine con Bambino attribuito alla prestigiosa scuola di Luca Giordano.

Il ricco patrimonio religioso cittadino comprende inoltre la Chiesa di San Nicola Maggiore, l’Immacolata, l’Annunziata e Sant’Antonio. Questi antichi luoghi di culto ospitano le storiche confraternite religiose ancora attivissime in paese.

Tra la Torre Civica e l’arte del presepe

L’imponente Torre Civica disegna l’inconfondibile profilo urbano di Fontanarosa Avellino. Questa superba costruzione del Settecento raggiunge i ben 57 metri di altezza complessiva. Il suo caratteristico rivestimento geometrico in maioliche colorate rende il campanile uno degli elementi architettonici più riconoscibili della zona.

Anche l’arte presepiale occupa un posto di grandissimo rilievo nella tradizione di Fontanarosa. Il museo locale espone con orgoglio un maestoso presepe di circa 35 metri quadrati. Gli artisti hanno realizzato le realistiche scene pastorali su vecchi ceppi di olmo e ruvido ulivo. La grande storia del paese si lega storicamente anche a un antico e prezioso presepe settecentesco, oggi conservato ed esposto ad Avellino. Pietra solida, legno pregiato e umile paglia si uniscono all’eccezionale abilità manuale degli artigiani. Creano un patrimonio culturale unico capace di meravigliare i visitatori.

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Questo antico e nobile borgo racconta un’Irpinia laboriosa e fiera delle proprie radici. L’identità del paese continua a vivere e prosperare attraverso il grande artigianato, la fede incrollabile e le feste popolari. L’offerta culturale spazia dalla dura pietra lavorata dagli scalpellini all’effimera paglia del grande obelisco di metà agosto.

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