Frigento e il Belvedere Tombola: le cisterne romane e il panorama a 360 gradi
Dalle prime tracce della presenza umana alle straordinarie Cisterne Romane, Frigento custodisce un patrimonio che attraversa migliaia di anni di storia.
A Castelfranci Avellino la tavola racconta molto del territorio. Da una parte c’è la maccaronara, pasta fresca lavorata ancora secondo una tradizione condivisa con i vicini comuni di Montemarano e Castelvetere sul Calore; dall’altra l’Aglianico, vitigno che in queste terre trova una delle sue espressioni più importanti e dà origine anche al Taurasi DOCG. Due elementi profondamente legati alla cultura agricola dell’Alta Irpinia, alle famiglie e alla trasmissione di antichi saperi.
Il paese sorge con il nucleo storico disposto in posizione naturalmente difesa sulla riva destra. Le sue origini come borgo vengono collocate prima dell’anno Mille: le fonti descrivono un piccolo agglomerato di case e capanne, vicino all’acqua e protetto dalla conformazione del luogo. Il paesaggio rurale che circonda l’abitato continua ancora oggi a essere parte essenziale della sua identità: per chi costeggia il fiume Calore, Castelfranci: passeggiata e relax incontaminato rappresentano un richiamo irresistibile.
Il territorio conserva testimonianze di frequentazione già in epoca romana, documentate da iscrizioni funerarie, sepolcreti e reperti rinvenuti nella località Baiano. Le prime notizie storiche del centro risalgono invece alla prima metà del XII secolo: dal 1138 ne era signore Landolfo, subfeudatario di Raone de Farneto, mentre nel Catalogo dei Baroni compare tra il 1150 e il 1168 un “Castellum Franci”.
Nel corso dei secoli il feudo passò attraverso diverse famiglie, dai “della Leonessa” ai “della Marra”, fino ai “Naccarelli”, che conservarono i diritti su Castelfranci fino all’abolizione della feudalità nel 1806. Il paese partecipò anche ai moti del 1820: circa duecento cittadini aderirono alla Carboneria attraverso un’associazione denominata “I Difensori della Patria”.
Tra gli edifici religiosi spicca la Chiesa di Santa Maria del Soccorso, il cui nucleo più antico risale agli inizi del XV secolo, successivamente ampliato. All’interno si conservano una tela settecentesca raffigurante la Madonna del Soccorso, un coro ligneo della fine del XVIII secolo e una tela del 1794 dedicata all’Assunzione della Madonna.
Per comprendere la cucina di Castelfranci bisogna partire da un utensile. Il termine “maccaronara” indica originariamente il particolare mattarello scanalato, tradizionalmente realizzato in legno oppure in ottone, utilizzato per tagliare l’impasto. Da questo strumento ha preso il nome la pasta stessa: uno spaghettone spesso e ruvido, capace di raccogliere generosamente il condimento.
La preparazione nasce da pochi ingredienti e da una manualità tramandata di generazione in generazione. Dopo essere stato lavorato, l’impasto viene steso e inciso con l’apposito mattarello; i lunghi maccheroni ottenuti vengono separati a mano uno alla volta e cotti in acqua salata.
Se ti stai chiedendo la maccaronara Castelfranci dove mangiarla, le storiche osterie del borgo offrono tutto l’anno questa prelibatezza, tradizionalmente servita con il sugo di pomodoro e i mugliatielli (involtini tipici), oppure con sughi di carne, funghi e tartufo nero. La sua centralità nella cultura locale è celebrata soprattutto durante le Notti della Maccaronara, manifestazione estiva che unisce questo piatto simbolo alla musica popolare e alle degustazioni in piazza.
Accanto alla pasta fresca, il secondo grande protagonista è il vino. Castelfranci rientra nel territorio di produzione del Taurasi DOCG e la viticoltura locale è strettamente legata all’Aglianico, da cui nascono anche vini a denominazione Campi Taurasini DOC.
Vigneti e cantine raccontano una cultura produttiva radicata. L’uva viene coltivata sulle colline che circondano l’abitato e diverse realtà locali seguono direttamente le varie fasi, dalla vigna alla vinificazione e all’affinamento. È una dimensione fatta di aziende profondamente legate al territorio, dove il rapporto tra famiglia, terra e vino rimane intatto. Maccaronara e Aglianico si incontrano così naturalmente a tavola: la prima conserva i gesti della cucina domestica, il secondo racconta l’anima vitivinicola dell’Alta Irpinia.
Un’altra componente importante dell’identità locale è la devozione alla Madonna del Soccorso. La tradizione popolare lega l’origine del culto a un racconto secondo il quale la Vergine sarebbe apparsa in sogno a una povera donna, annunciando una nevicata in località Ortora durante la prima domenica di agosto. Il giorno indicato la neve avrebbe tracciato il perimetro dell’attuale cappella.
La festa ha conservato nel tempo un articolato insieme di pratiche religiose e popolari: processioni, bande musicali, offerte votive e fuochi pirotecnici. Tra le consuetudini ricordate dalle fonti compare l’offerta alla Vergine del grano appena raccolto, trasportato in recipienti ornati con fiori e drappi, un gesto che unisce indissolubilmente la fede al mondo agricolo.
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