Montella cascate e sentieri: trekking alle Sorgenti del Calore
Cascate nascoste, sorgenti cristalline e sentieri immersi nei boschi: scopri dove nasce il fiume Calore e i trekking più suggestivi di Montella.
Osservando i campi dell’Alta Irpinia durante l’estate è impossibile non lasciarsi affascinare dalle distese dorate di grano che disegnano il paesaggio. Da secoli questa coltura accompagna la vita delle comunità locali, sostenendo l’economia rurale, modellando il territorio e diventando uno dei simboli più autentici dell’identità irpina. Dietro ogni spiga si nasconde una storia fatta di lavoro, tradizioni e saperi tramandati di generazione in generazione, che ancora oggi continuano a vivere grazie a chi ha scelto di custodirli.
Per comprendere davvero il valore del grano, però, non basta osservare i campi. Bisogna entrare nei borghi, ascoltare i racconti delle persone e riscoprire quei luoghi dove la memoria continua a essere parte della quotidianità.
Per approfondire questo patrimonio abbiamo incontrato Federico Curci, consigliere di Info Irpinia con delega alla Cultura, laureato in Editoria e Pubblicistica, con un Master in Patrimonio Culturale ed Enogastronomia, consulente nutrizionale riconosciuto dal MIUR e autore del libro Dieta Mediterranea.
Il nostro viaggio è partito da Oscata, piccola frazione rurale di Bisaccia, dove il tempo sembra essersi fermato e dove la comunità, attraverso l’associazione Oscata inVita, ha dato vita all’Ecomuseo delle Cucine Rurali dell’Alta Irpinia. Qui antichi forni, granai, fornacelle, orti e architetture rurali non sono semplici testimonianze del passato, ma strumenti attraverso cui la comunità continua a raccontare e trasmettere la propria identità. L’Ecomuseo nasce proprio con l’obiettivo di far rivivere ritualità, mestieri e tradizioni contadine coinvolgendo direttamente gli abitanti del borgo.
Non è un caso che proprio da Oscata prenda avvio anche il libro di Curci. La sua ricerca utilizza il borgo e il suo Ecomuseo come caso di studio per raccontare la Dieta Mediterranea non soltanto come modello alimentare, ma come patrimonio culturale capace di mettere in relazione agricoltura, comunità, paesaggio e turismo.
Come ci racconta Curci, il termine “Dieta Mediterranea” venne introdotto negli anni Settanta dagli studiosi statunitensi Ancel Keys e Margaret Keys, che individuarono nello stile di vita delle popolazioni mediterranee uno dei principali fattori di longevità. Cereali, legumi, olio extravergine d’oliva, frutta, verdura e attività fisica rappresentavano un equilibrio che oggi continua a essere riconosciuto in tutto il mondo.
Dal 2010 la Dieta Mediterranea è inserita dall’UNESCO tra i Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità, proprio perché racchiude pratiche agricole, tradizioni, conoscenze e momenti di convivialità che vanno ben oltre il semplice cibo. Eppure, oggi solo una piccola parte della popolazione segue realmente questo stile di vita, segno di un progressivo allontanamento da un patrimonio che appartiene anche all’Irpinia.
Passeggiando tra Bisaccia e la sua frazione di Oscata, si comprende immediatamente come questo patrimonio sia ancora vivo.
L’Ecomuseo diffuso permette di riscoprire le antiche fornacelle, cuore delle cucine rurali altoirpina, il forno di comunità, recuperato e riportato in funzione, l’orto sociale, il laboratorio di comunità, il recupero dell’antico granaio e numerose architetture rurali che raccontano il ciclo della vita contadina. Tutto questo non è stato trasformato in un museo tradizionale, ma in un luogo dove i visitatori possono vivere esperienze autentiche insieme agli abitanti del borgo.
Tra i protagonisti di questa rinascita c’è proprio la comunità di Oscata inVita, che negli ultimi anni ha saputo trasformare un piccolo borgo dell’Alta Irpinia in un laboratorio permanente di rigenerazione culturale, dimostrando come la valorizzazione del patrimonio possa diventare anche un’opportunità di sviluppo per il territorio.
Il filo conduttore di questa storia è proprio il grano.
Grazie alle caratteristiche climatiche, all’altitudine e all’estensione delle aree coltivabili, l’Irpinia è da sempre una delle principali aree cerealicole della Campania. Per secoli il grano ha alimentato mulini, forni e commerci locali, contribuendo a modellare il paesaggio agricolo che ancora oggi caratterizza gran parte dell’entroterra.
Come sottolinea Federico Curci, la provincia di Avellino è oggi la prima in Campania per la produzione di grano duro e la seconda per quella di grano tenero, confermando una vocazione agricola che continua a rappresentare una delle grandi ricchezze del territorio.
Negli ultimi decenni, tuttavia, la diffusione di varietà selezionate per aumentare la produttività ha progressivamente ridotto la biodiversità agricola. Per questo motivo stanno tornando ad assumere un ruolo fondamentale i grani antichi, varietà che custodiscono un patrimonio genetico e culturale di straordinario valore.
Tra coloro che hanno scelto di preservare questa ricchezza c’è Giuseppe Pelullo, agricoltore che coltiva biologicamente antiche varietà cerealicole, tra cui il grano Risciola.
Come racconta Curci, tutto nacque quasi per caso dall’incontro con un anziano contadino che custodiva ancora quei semi. Da quel momento Pelullo ha deciso di raccoglierne l’eredità, riportando in vita una varietà che rischiava di scomparire e trasformando quel gesto in un concreto progetto di tutela della biodiversità.
La riscoperta dei grani antichi dimostra come innovazione e tradizione possano convivere. Non significa tornare indietro nel tempo, ma costruire un’agricoltura più sostenibile, valorizzando produzioni locali che raccontano il territorio attraverso qualità, storia e identità.
Tra i campi dorati dell’Alta Irpinia, le fornacelle di Oscata, il forno comunitario, le aziende agricole che custodiscono semi antichi e le persone che continuano a tramandare gesti secolari, il grano racconta una storia che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.
È la dimostrazione che agricoltura, cultura e turismo possono crescere insieme, trasformando la memoria in un’opportunità di sviluppo sostenibile e di valorizzazione delle aree interne.
Per chi desidera vivere in prima persona questa eredità, Info Irpinia propone un viaggio tra esperienze che raccontano il profondo legame tra il grano, la terra e la cultura dell’Irpinia. Castelli-Museo e Borghi Autentici conduce alla scoperta del patrimonio storico di Monteverde, con il suggestivo Museo della Donna e del Grano, custode della memoria rurale del territorio. Dal grano al piatto permette di conoscere l’intera filiera del grano, dalle antiche varietà cerealicole fino alla trasformazione in pane e pasta, attraverso laboratori e degustazioni. Mani nella terra, tempo che rallenta invita invece a riscoprire il valore del lavoro agricolo e il rapporto autentico con la natura, vivendo in prima persona i gesti e i ritmi della campagna. Infine, Gesti di Terra e Memoria Contadina accompagna i visitatori alla scoperta delle tradizioni, dei sapori e dei saperi che ancora oggi custodiscono l’identità rurale dell’Irpinia.
Un percorso esperienziale che dimostra come il grano non rappresenti soltanto una coltivazione, ma il filo conduttore di una storia fatta di persone, paesaggi e tradizioni che continuano a vivere ogni giorno.